
GNOSTICISMO E GRAZIA:
DIO È INNOCENTE
PER IL DOLORE DEL MONDO ?
Riflessioni e interrogativi
in margine ad un articolo del card. Cottier
Volendo dare una brevissima definizione del termine “gnosi”
( contrario di a-gnosticismo ) - si può dire che la parola significa semplicemente “conoscenza”,
ma un tipo di conoscenza che si è storicamente definita come conoscenza intuitiva delle realtà divine e nascoste, conseguita attraverso un’esperienza personale diretta di tipo “mistico”.
In ambito cattolico, sono via via confluite nella categoria di “gnostiche” quelle dottrine che sostenevano “esperienze spirituali fuorvianti o di falso misticismo“.
Attualmente, si ricorre all’analisi delle tendenze gnostiche soprattutto per parlare delle varie correnti che compongono il “new age”- sia fuori dalla Chiesa, sia al suo interno.
Tralasciando la storia dei molteplici e aggrovigliati contenuti che il termine “gnosi “ ha assunto - sia nel corso dei secoli, sia nel dibattito attuale - in questo articolo farò riferimento solo a tre aspetti, che trovo particolarmente interessanti e problematici.
Sono i punti scelti dal card. Cottier nel suo articolo <Se tutto è Grazia niente è Grazia>
( pubblicato dalla rivista “30 Giorni”, novembre 2009, e riportati in calce a questo testo).
Rimandando alla lettura completa di quell’articolo, riporto solo questi tre punti ( condensati in poche frasi estrapolate dal loro contesto, e quindi un po’ maltrattate ) :
1 Le distinzioni sono essenziali. .. non è vero che tutto è grazia (… )
si è arrivati a scrivere che «tutto è grazia, anche il peccato » …
2 ( … le teorie gnostiche infatti ) pongono il male in Dio stesso, come un momento “negativo” del processo dialettico di riassorbimento di tutta la realtà nel Pleroma divino.
3 ( … ) l’idea di fondo è che Dio sia l’unità degli opposti.
*
Mi chiedo se, così come formulato nell’articolo, questo giudizio sull’idea dell’ “unità degli opposti” non rischi di allontanare, ancor più, il cristianesimo attuale dalla tradizione della “mistica speculativa” cristiana - che a quell’idea della coincidentia oppositorum si richiama ( o meglio, che è plasmata da quell’idea-esperienza dell’Unità ).
Non credo però che p. Cottier voglia allonanarsi da quella tradizione.
Al contrario penso che sia tra le persone più adatte a promuovere un recupero, - anche critico - della tradizione mistica cristiana, proprio perché ne vede lucidamente le ombre e i pericoli, ma nel contempo la necessità.
< … Oggi, proprio l’assoluta necessità della grazia per ogni momento dell’esperienza cristiana, e la dinamica propria della sua azione, sembrano sparite dal dibattito teologico e dalla predicazione >.
Penso inoltre che, per la sua “forma mentis”, il card C. sia tra i pochi ancora in grado di capire e tradurre quel linguaggio concettuale, e trasmettere così un patrimonio religioso divenuto ormai largamente incomprensibile alla cultura contemporanea, anche cattolica.
E credo che lo possa fare conciliando la mistica e la teologia - due versanti della conoscenza religiosa da sempre tendenzialmente in attrito, proprio perché nel misticismo prevale il concetto e l’esperienza dell’“unione”, mentre nella teologia prevale la pratica sistematica della riflessione che “distingue” e argomenta.
Questi due versanti sono però complementari, e di reciproca utilità : è facile rimanere sommersi dall’intensità di sentimenti “mistici” non sempre buoni, così come è altrettanto facile disperdesi nel labirinto di riflessioni filosofiche non sempre innocue.
Tenendo uniti i due versanti dell’esperienza religiosa, il magistero (dogmatico) cattolico svolge - tra luci e inevitabili ombre - un servizio orientativo essenziale, un discernimento critico quanto mai necessario.
* *
Riporto quindi queste mie riflessioni per ricercare un dialogo con il magistero dogmatico cattolico – che in questi tempi appare isolato e in difficoltà, perché le voci più lucide sono sommerse da un clima di fanatismo identitario, rivolto contro i nemici della Chiesa - e da un clima spesso apertamente scismatico, su fronti interni contrari e ugualmente bellicosi.
- nel loro fondo e per loro natura - non possono che rimanere avvolte nel mistero della vita, nella trascendenza di Dio.
Per tornare all’ultimo dei tre punti che ho estrapolato dall’articolo, vorrei dire che l’idea di Dio come < coincidentia oppositorum > non porta necessariamente alla “deificazione” del male.
Al contrario, questo esito è invece un travisamento.
E’ un completo capovolgimento ( deus inversus… ) del significato vero di quell’idea.
Infatti il Male, il “diabolico”, è proprio ciò che divide e contrappone, portando odio e inimicizia.
Si tratta quindi del principio esattamente e irriducibilmente contrario a quello dell’Amore Trinitario - e dell’antico Logos -
che invece unisce - “coniuga” gli opposti
in una sintesi superiore che li include, li abbraccia e li trascende.
Nella storia della “coincidentia oppositorum”- così come dentro di noi – forse si possono utilmente di stinguere tre linee diverse :
* La prima linea è quella del dualismo che contrappone gli opposti
- a cominciare dagli opposti Spirito/Materia, che nella maggior parte delle antiche dottrine “gnostiche” si risolveva con la svalutazione distruttiva del mondo, e delle creature “materiali”.
* La seconda linea è quella che coniuga gli opposti all’interno di una Totalità universale
- attraverso “l’amore Trinitario” che li unifica e li trascende
– e nel cui dinamismo tuttavia continuano a sussistere – compenetrati e tuttavia distinti.
( questa è la strada non solo di mistici un po’ periferici come Eckhart, ma anche di dottori della Chiesa come s. Giovanni della Croce, e comunque dell’esperienza mistica in generale ).
* La terza linea consiste in una visione molto confusa, in cui si afferma una falsa “unione degli opposti”, con un pervertimento che porta - come suo ultimo esito - al culto del Male, di cui parla p.Cottier nel suo articolo.
Ma anche quando questo tipo di gnosi si ferma prima di giungere al suo estremo esito, si tratta comunque di un’idea che corrode alla base – e spesso molto “silenziosamente”- la concezione cristiana di Dio come amore infinito.
Tuttavia, non essendo affatto evidente a tutti “l’innocenza” di Dio rispetto alla sofferenza del mondo,
credo che - oltre a indicare l’errore “gnostico”
- sia altrettanto indispensabile affrontare, contestualmente,
proprio quell’interrogativo che mette radicalmente in dubbio la bontà di Dio :
+ vedendo la sofferenza del mondo, come pensarlo opera di un Dio buono e misericordioso ?
E, dall’altra parte - come alcuni di noi avranno pensato, forse in prossimità della morte di una persona cara :
+ se io che non sono niente posso amare così tanto, quanto più un Dio infinito potrà amare ciascuno di noi ?
* Valorizzare questi dubbi, accostando i diversi interrogativi e ponendoli “davanti a Dio”
* recuperare la migliore tradizione mistica cristiana, unendola ad una riscoperta, libera e profonda dei Dogmi cattolici :
se si percorre questa strada per rispondere alle rinascenti dottrine gnostiche della new age - credo che sia una cosa buona.
Infatti, affrontare e condividere interrogativi drammatici, insieme a credenti e a non credenti più o meno “gnostici”, può aiutare - noi tutti - a non rimanere intrappolati in polemiche, che - proprio in quanto polemiche- abbassano inesorabilmente il livello del dialogo.
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Alla radice dei posizioni già considerate, si trovano altre due “ tentazioni gnostiche ”
- che si possono semplificare in due brevi affermazioni.
* La prima di queste tentazioni gnostiche si esprime con la frase :
< Siccome Dio e l’uomo sono una cosa sola – e siccome Dio è dentro di me – allora Io sono Dio > .
Anche qui si tratta di un capovolgimento dell’idea dell’Unità di Dio e dell’uomo, unità che si realizza attraverso quello Spirito di amore - che permea e costituisce l’essenza invisibile e misteriosa di tutta la creazione.
L’idea dell’Unità uomo-Dio viene cioè trasformata in una parodia in cui l’essere umano - anziché riconoscersi come parte integrante di un Dio infinito e trascendente - riduce Dio a misura del proprio ego più ristretto.
E così facendo si imprigiona nell’auto-esaltazione – in fondo disperata, e sempre generatrice di sofferenza e distruzioni.
* * La seconda tentazione gnostica può essere racchiusa in questa frase :
< In nome del valore e della verità della mia personale esperienza spirituale mi contrappongo alla fede rivelata dal Vangelo
- e ancor più ai “ dogmi” di qualunque “Chiesa” >.
Su questo si può dire che la conoscenza soggettiva e la conoscenza rivelata dalla Chiesa a volte si presentano in armonia, e a volte invece si presentano come due “opposti” – complementari - la cui conciliazione non è sempre facile, per nessuno - come sempre accade quando si affrontano degli “opposti” importanti.
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Serve allora quell’umiltà che permette di imparare, e di ricevere aiuto, riconoscendo e accogliendo ciò che di bello-vero-buono ci arriva dagli altri, in particolare dalla tradizione e dal magistero della Chiesa.
E serve quel coraggio che permette di esplorare la verità, il bello e il buono che ci abitano nell’intimo - nel fondo sovente oscuro della nostra anima - e infinito - in quanto la “nostra” anima comunica con l’infinito di Dio.
Serve cioè una coniugazione di opposti che ci permetta di cercare e accogliere le tracce del Dio unico
– del Dio che crea, abita, ama e trascende sia il mondo a noi esterno, sia il nostro mondo interiore.
* Altre due tentazioni gnostiche - più sottili e sfuggenti - si possono rintracciare nella retorica di quella “magica armonia cosmica” in cui gli opposti e i conflitti scompaiono.
E’ una retorica in cui il pensiero, e il dialogo, annegano in un sentimento di “soavità” illusoria – che regge solo fino a quando non si incontra una vera sofferenza.
* La seconda retorica, è quella di un Dio concepito come una “totalità geometrica”, di assoluta e statica perfezione armonica.
Una sorta di formula che – proprio perché riflette anche qualcosa di una verità vasta e profonda - può fornire una grande soddisfazione intellettuale.
Ma di tipo “captativo”, come se si entrasse in possesso della chiave interpretativa dell’universo.
Questa è anche un’idea all’interno della quale si cerca un distacco emotivo - un distacco che tende all’insensibilità, anziché alla “conversione” dei sentimenti.
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Così come avviene nel campo della coincidentia oppositorum, purtroppo i capovolgimenti di senso avvengono su qualunque altro terreno.
Basta pensare a cosa è stato detto, e fatto, in nome di Cristo dalla Chiesa stessa
- alle cose peggiori, oltre a quelle migliori, che insieme coesistono nella Chiesa - così come dentro ciascuno di noi.
Inoltre, come scrive p.Cottier
< … spesso proprio le espressioni che vorrebbero nelle intenzioni affermare la necessità e la libertà dell’azione della grazia finiscono per spargere idee fuorvianti e confondere gli animi >
Nessuno è al riparo da questa responsabilità, tanto più grande – forse - quanto più si maneggiano con abilità citazioni, parole e concetti, perdendone di vista l’interpretazione corrente.
Tuttavia, tacere o dimenticare la tradizione mistico-spirituale non comporta una responsabilità minore.
Infatti, non (cercare…) di trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, l’essenza della tradizione spirituale cristiana significa lasciare che il vuoto sia colmato da scuole e correnti spirituali di minor valore - o anche decisamente negative e pericolose.
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La tradizione mistica e la teologia dogmatica cattolica costituiscono un patrimonio dell’umanità, di cui anche molti non credenti intuiscono il valore - e la gravità di una eventuale completa perdita.
Normalmente questi Dogmi vengono percepiti, dalla maggior parte dei cattolici stessi, come formule rigide e nel contempo oscure e incomprensibili - perchè irriducibilmente contraddittorie.
Ma le Verità fondanti, i Dogmi della Chiesa cattolica, non sono delle formule concettuali in senso moderno – una ratio in cui gli opposti si escludono a vicenda.
Sono invece dei “Simboli“- cioè delle realtà viventi - con tutto l’insopprimibile mistero della vita stessa.
E il linguaggio dei Simboli si esprime essenzialmente attraverso “la coniugazione di opposti“.
Basta pensare al dogma fondante della Trinità, nella quale “respirano” tre persone divine uguali e nel contempo distinte
- e al dogma della natura umana e nel contempo divina di Cristo.
E via di seguito, a tutti gli altri dogmi contenuti nel Credo
( che nei secoli scorsi era denominato “Simbolo apostolico”)
Il “Simbolo” coniuga dunque gli “opposti” di cui è intessuta la vita in una misteriosa unità.
E ci indica così una verità di ordine diverso - una trasfigurazione del mondo alla luce dello Spirito – il passaggio della “Grazia”
- che ci fa intuire una profondità e “una bellezza sempre antica e sempre nuova”- di cui tutti abbiamo necessità e nostalgia.
( L. Chiavenuto )



